Le vene varicose
Le vene varicose sono vene dilatate e ingrossate che si trovano sotto la pelle e possono essere viste anche con l’eco Doppler. Le cause delle vene varicose possono essere soprattutto la genetica, stare troppo tempo seduti oppure troppo tempo in piedi. Quando le valvole delle vene diventano deboli o danneggiate, il sangue si accumula nelle vene causando dilatazione e gonfiore delle vene. Le gambe si gonfiano, inizia il dolore ai polpacci e durante la notte, mentre la persona dorme, possono comparire crampi molto forti e insopportabili. Se non si prendono misure in tempo, possono comparire complicazioni come sanguinamento o rottura della vena, infiammazione, cambiamento del colore della pelle che può diventare viola o bluastra e soprattutto tromboflebite.Inoltre, se le vene varicose non vengono trattate da un medico specialista, il cambiamento del colore della pelle può portare alla formazione di una ferita. Con il passare del tempo questa ferita può diventare più grande e infettarsi, creando una situazione in cui possono comparire batteri nelle vene o nelle ferite non trattate. Per evitare la comparsa di ferite aperte e tutti i sintomi indesiderati che possono svilupparsi, esiste una metodica chiamata ablazione laser oppure EVLA (Ablazione Laser Endovenosa).
Crema per vene varicose elimina il dolore alla gamba?
- No, non completamente. La crema può aiutare a ridurre il dolore, il gonfiore e la sensazione di pesantezza, ma non elimina del tutto il problema né il dolore in modo definitivo.
Rimedi per vene varicose
- Il trattamento dipende dalla gravità delle vene varicose. Se le vene sono piccole e i sintomi sono lievi, possono essere utili creme o gel per alleviare il dolore e il fastidio. Tuttavia, se le vene sono grandi, dolorose o presentano complicanze, il trattamento consigliato è spesso l’ablazione laser endovenosa (EVLA), una procedura minimamente invasiva ed efficace per eliminare le vene malate.

-La preparazione è semplice: il paziente esegue prima un eco Doppler degli arti inferiori, poi viene portato in day hospital dove si prepara per il trattamento endovenoso, cioè l’ablazione. Successivamente viene posizionata una cannula endovenosa, si controllano i parametri vitali e il paziente entra in sala operatoria dove viene eseguita l’ablazione. L’ablazione delle vene dura circa 1-2 ore, ma dipende dalla grandezza delle vene del paziente. È una metodica quasi indolore: il paziente rimane cosciente, parla normalmente e non sente dolore durante l’intervento. Il medico spesso esegue una combinazione di scleroterapia e ablazione delle vene.

-Nei pazienti con ferite, dopo l’intervento si passa alla seconda fase, cioè il trattamento delle ferite. A giorni alterni vengono effettuate medicazioni insieme a infusioni di glutatione e la guarigione può avvenire in uno o due mesi, a seconda della gravità della ferita. Il trattamento delle ferite può comprendere l’uso di acqua ossigenata al 3%, applicata più volte sulla ferita per detergere bene la zona, seguita dalla disinfezione con alcool al 96% e infine con betadine al 3% mescolato con alcasept. Tuttavia, il trattamento deve essere sempre eseguito e controllato da un medico specialista in ferite, che decide se durante la guarigione siano necessari altri farmaci o terapie.
MAI effettuare questi trattamenti da soli a casa senza consultare un medico specialista vascolare.
Dopo l’ablazione laser, al paziente viene fatta indossare una calza elastica compressiva, scelta in base alle misure del paziente, quindi può essere della taglia S, M, L oppure XL. Il paziente deve indossarla per tre giorni sia di giorno che di notte; successivamente, per i sette giorni seguenti, la indossa soltanto durante il giorno e la toglie durante il sonno. Il primo controllo viene effettuato già il giorno dopo l’intervento. In questa visita si esegue una medicazione, un controllo con eco Doppler e successivamente viene rimessa la calza elastica. Il controllo successivo viene eseguito dopo sette giorni, dove nuovamente si effettua il controllo con eco Doppler e si continua con l’uso della calza. Dopo un mese il paziente torna ancora per un controllo finale e per la sospensione della terapia. Nei pazienti con ferite, la terapia dipende dalla presenza o meno di batteri nella ferita. Se è presente un’infezione batterica, la terapia viene adattata in base al tipo di batterio; se non ci sono batteri, il trattamento continua comunque con una terapia adeguata perché la presenza della ferita richiede cure specifiche. Dopo l’intervento il paziente generalmente non avverte più dolore, gonfiore o crampi, e i sintomi presenti prima della procedura iniziano progressivamente a scomparire.
Molte persone trattano le vene varicose soltanto per motivi estetici, ma in realtà la cosa più importante è trattare i sintomi del paziente e migliorare la sua salute, non solo l’aspetto estetico delle vene.
Tuttavia, questo intervento viene eseguito da un cardiologo vascolare specializzato, che conosce molto bene il proprio lavoro e sa come trattare correttamente questo tipo di problema.
Ma se il paziente non riesce a camminare nemmeno per 50 metri oppure avverte dolore al polpaccio dopo 150-200 metri, o se ha già eseguito un bypass agli arti inferiori, allora viene sottoposto a una visita con eco Doppler delle vene e delle arterie.
Se il medico, tramite l’eco Doppler, vede che non arriva abbastanza sangue alle gambe e ai piedi e che gli arti risultano freddi, allora viene eseguita una KT angiografia degli arti inferiori. Successivamente il paziente torna a visita con il CD dell’esame, che deve essere valutato da un medico esperto in questa metodica. In base ai risultati, il medico decide se il paziente deve eseguire una coronarografia periferica con posizionamento di uno stent nella gamba oppure essere inviato a un intervento di bypass.
Tuttavia, per tutta questa procedura è fondamentale affidarsi a un medico altamente qualificato ed esperto. Se dopo il bypass compare una ferita, questa deve essere trattata e pulita correttamente per evitare infezioni o la presenza di batteri.
Dolore al polpaccio con possibile necessità di stent o bypass vascolare
La malattia arteriosa periferica è una riduzione della circolazione del sangue nelle gambe. Le cause più frequenti sono il diabete, l’ipertensione, il fumo, i grassi elevati nel sangue, lo stress, l’obesità e altri fattori di rischio. Dal Diabete mellito di tipo 2 possono comparire ferite difficili da guarire oppure, nei casi più gravi, amputazioni del piede (come l’amputazione di Chopart) o dell’intera gamba.

Quando il paziente avverte dolore al polpaccio o crampi dopo aver camminato per 50-100 metri, spesso viene eseguito soltanto un ecodoppler venoso. Se le vene risultano di dimensioni normali, il problema viene talvolta sottovalutato. Tuttavia, non sempre il dolore dipende dalle vene: in molti casi il problema riguarda le arterie, dove ATP e ATA possono ridursi o ostruirsi, causando una scarsa circolazione del sangue negli arti inferiori. Spesso le gambe risultano fredde, violacee e con ridotta sensibilità. Un medico vascolare può consigliare una CD angiografia degli arti inferiori. Si tratta di un esame che permette di visualizzare il flusso sanguigno nelle gambe tramite immagini su CD o supporto digitale. Se il flusso non è regolare, può essere necessaria una coronarografia o angiografia e, a seconda della situazione, si può procedere con il posizionamento di uno stent oppure con un bypass vascolare. In altri casi, il dolore può derivare dalla colonna vertebrale e irradiarsi fino alla gamba. Questo dipende dal nervo coinvolto e può trattarsi di Sciatica, cioè un’irritazione del nervo sciatico che provoca dolore, crampi, formicolio, debolezza e altri sintomi simili.

Fate attenzione al medico a cui vi affidate: non tutti hanno l’esperienza e le competenze necessarie per eseguire correttamente queste procedure.
